Lifestyle

Dalla leggenda dei carré alla libertà d’uso contemporanea

Il foulard, l’arte di indossarlo senza regole

Non più semplice tocco decorativo da abbinare distrattamente a un outfit: diventa protagonista, strumento di stile consapevole.

Sponsorizzato

Abito Corsini

LEOPARDESSA €1200

Acquista da Leopardessa

Nel 2026 il foulard è ovunque, ma non come lo ricordavamo

Non più semplice tocco decorativo da abbinare distrattamente a un outfit: diventa protagonista, strumento di stile consapevole. Lo si annoda al collo come nei film degli anni ’60, lo si lega alla vita trasformandolo in cintura, lo si porta come top avvolgendo il busto, o semplicemente lo si appoggia sulle spalle nelle serate di primavera quando l’aria sa ancora d’inverno. È un accessorio vivo, mutevole, profondamente personale.

Mappa sentimentale di un’icona

C’è una linea che parte da Parigi, anno 1937: Hermès presenta il suo quadrato 90×90 in seta pura, il carré che molti considerano un oggetto da collezione prima ancora che un accessorio. Da Firenze, nel 1966, Gucci affida a Vittorio Accornero il motivo Flora pensato per Grace Kelly: un giardino esuberante fatto di fiori, insetti e colori saturi che diventa immediatamente il simbolo del foulard Gucci. Decenni dopo, Charlotte Casiraghi — nipote di Grace — lo indosserà nella campagna pubblicitaria del marchio, chiudendo un cerchio poetico tra moda e storia di famiglia. Negli anni Cinquanta Ferragamo trasferisce sul foulard la stessa ossessione artigianale delle sue scarpe, elevando la stampa a dichiarazione d’intenti; più tardi a Parigi, negli anni Sessanta, Yves Saint Laurent libera il gesto: astratto, audace, vicino all’arte contemporanea. E quando, nei Duemila, Alexander McQueen dissemina teschi sui colli e ai polsi, il foulard diventa rock, raggiunge nuove generazioni e cambia semantica.

Le donne lo hanno trasformato in leggenda: Grace Kelly, con il nodo sotto il mento e l’eleganza che non teme il vento; Audrey Hepburn, occhiali scuri e foulard in testa come fosse la cosa più naturale del mondo; Jackie Kennedy, un Hermès tirato giù sulla fronte per fuggire ai flash e creare, senza volerlo, un estetica precisa; Babe Paley, che un giorno lo lega al manico della borsa e accende un’idea che farà il giro del mondo; Lady Diana, che lo posa sulle spalle come stola o lo indossa in viaggio; Sophia Loren, solare, italiana, capace di portarlo dal set alla strada con la stessa verità.

Rituali di legatura, dall’alba alla sera

Ogni mattina può cominciare con un nodo semplice al collo: piega a triangolo, punte davanti, un mezzo nodo morbido che lascia fluire la seta. Per l’ufficio, diventa cintura: arrotolato e passato nei passanti, armonizza una camicia e definisce la vita del blazer. Quando la luce cala o il vento si infila tra le maniche, stola sulle spalle: appoggiata, quasi una carezza, ferma da una spilla discreta. In pausa pranzo, top bustier improvvisato: annodalo dietro, con un blazer aperto sopra, e il gioco è fatto. Al tramonto, al mare, pareo veloce annodato sul fianco; di sera, legato al polso diventa bracciale tessile che illumina i gesti. E se serve una parentesi romantica, intorno alla coda o sulla testa con un fiocco lungo da far vibrare al passo.

Il gesto che ti somiglia

Può essere un nodo leggero al volo, una stola che svolazza o un fiocco ironico al manico della borsa. L’importante è che il foulard non resti nel cassetto: diventa abitudine, diventa voce. Tra Parigi e Firenze, tra ricordi di icone e città che corrono, quel quadrato di luce ti accompagna senza chiedere permesso. E la tua giornata, all’improvviso, ha un dettaglio in più da raccontare.